mercoledì, luglio 18, 2007

e fu cosi' che i partner dorati .......

Pare che per le strade di Redmond giri un tizio incacchiato e parecchio sudato (cosi' lo descrivono i molti video pubblici): un tizio che oggi non urla "developers developers"

19/7/7 - Ore 15:00 - UPDATE !!!!!
Pare che Ballo, stia urlando "VABBONI!, WHO THE FUC... is MR VABBONI"

Che avra' fatto sto Vabboni? Mah..
Se qualcuno ha notizie ;oP

27/7/7 - Ore 15:00 - UPDATE !!!!!
Ballo ha appena scoperto di aver licenziato in tronco la persona SBAGLIATA:
non si chiama VABBONI! Aspettiamo la prossima release per vedere se "chi paga paga, basta che qualcuno paghi!", o riassume la vittima, e va davvero a scocciare questo mister Vabboni solo perche' QUESTA volta non e' riuscito a metterci una pezza.

Libero standard in libbbbbero mercato, o era Libbbero Vabboni in Libbera M$?

lunedì, luglio 16, 2007

Risposta della Senatrice Magnolfi


Ho letto con interesse la sua lettera “Smart Card e Software, la P.A. che non si parla”, nella quale pone l’enfasi su due principali argomenti: l’eccessivo proliferare delle smart card (CIE, CNS, firma digitale, Tessera Sanitaria,..) e la necessità di condividere soluzioni e software fra le diverse amministrazioni, centrali e locali. In estrema sintesi, la sua analisi mette in evidenza sia uno spreco di risorse economiche sia la difficoltà da parte del cittadino o del professionista di gestire una molteplicità di soluzioni non sempre fra loro coerenti.


Non posso che condividere in linea di principio la sua analisi. E’ certo che le già scarse risorse finanziarie devono essere impiegate nel modo più efficace possibile dalle pubbliche amministrazioni, evitando di fare e rifare cose già esistenti. Per fornirle una più puntuale risposta è utile analizzare i due aspetti separatamente.


Sul tema delle smart card, questo governo ha dato fin dall’inizio del suo operato un indirizzo politico molto preciso: fare della carta di identità elettronica lo strumento di identificazione unico utilizzabile anche per i servizi in rete. E’ ben noto che il progetto CIE ha subito pesanti ritardi e sospensioni per una serie di problemi tecnici, organizzativi e anche economici. Per rendere la CIE una vera infrastruttura del paese, abbiamo lavorato nell’ultimo anno rivedendo i punti critici del progetto, abbattendo i costi di produzione e diffusione e riformulando il modello di erogazione dei servizi. Questo lavoro consente di far ripartire il progetto CIE finalmente nella direzione giusta cercando di coglierne tutti i possibili benefici.


Perché allora continuare l’emissione e l’uso di altre smart card come la CNS in Regione Lombardia? E’ anzitutto importante sapere che la nuova CIE sarà completamente interoperabile con le CNS attualmente diffuse sul territorio anche per favorire la salvaguardia gli investimenti sostenuti durante la progressiva diffusione della CIE. Il cittadino non subirà alcun “aggravio” tecnologico. Alcune amministrazioni (non solo la Regione Lombardia) hanno emesso CNS ai cittadini e ai professionisti in modo da attivarsi subito nell’erogazione dei servizi in rete e soprattutto nel realizzare dei nuovi sistemi informativi con un sostanziale ripensamento dei processi organizzativi. Al di là di qualsiasi considerazione sull’autonomia delle singole amministrazioni, bloccare un sistema che sta funzionando e comincia a dare i primi benefici non mi sembra un modo proattivo di aumentare il “dialogo” fra le amministrazioni. L’elemento su cui far leva in questo caso, come peraltro emerge dalla sua lettera, è l’aspetto economico anche in termini di gestione.

In sostanza, per quanto possa sembrare complessa, la situazione su CIE e CNS sembra avviarsi alla conclusione indicata dal governo e auspicata da molti cittadini e amministrazioni.


Diverso è il discorso sulla firma digitale. La firma digitale è di per sé uno strumento indipendente dal sistema di accesso. Tale differenza nasce soprattutto dalla necessità di garantire la sicurezza della firma (non si può e non si deve “firmare” una richiesta di accesso in rete). E’ possibile inserire la firma digitale nella nuova CIE o nelle attuali CNS su richiesta del cittadino. Attualmente, pochi cittadini sanno di tale possibilità e solo alcune sperimentazioni sono state fatte in questo senso. In realtà credo che la unificazione delle smart card di firma digitale e di identificazione non sia un problema da poter esaminare in modo disgiunto dal contesto in cui si opera. Per taluni professionisti è utile avere i due strumenti nello stesso dispositivo mentre in altri contesti può risultare una complicazione.


Lei cita la firma digitale quale smart card “dimenticata” dal commercialista. Questa (cattiva) prassi è purtroppo frutto di una mancanza di cultura su cosa è la firma digitale e come si usa, prassi peraltro espressamente vietata dalle attuali norme. Non bisogna dimenticare che è in ogni caso un reato sia dimenticare e non disconoscere la smart card contenente la propria firma digitale sia l’uso improprio della stessa.


Riguardo al tema più ampio di come evitare lo spreco di risorse economiche utilizzando il codice sorgente con licenze FLOSS il Governo ha dimostrato grande sensibilità alla tematica sin dalla stesura delle linee strategiche di e-Government da cui si evince come si cerca di valorizzare approcci di tipo open source, dando anche risalto al valore delle community quale modello di sviluppo per favorire la sostenibilità di sistemi basati sull’open source.

Inoltre mi preme sottolineare alcune cose importanti che sicuramente possono arricchire il quadro di riferimento. Lo sviluppo dei sistemi informativi presso le pubbliche amministrazioni ha subito diverse fasi passando da sistemi prevalentemente utilizzati per l’autoamminstrazione (paghe e stipendi), alla realizzazione di portali informativi e servizi in rete.


La gran parte degli investimenti attualmente in corso riguarda proprio quest’ultima categoria di software. In quest’ambito, ancor prima di auspicare la completa circolarità del codice sorgente fra le amministrazioni, è fondamentale garantire che le realizzazioni intraprese in ogni singola amministrazione rispettino alcuni requisiti “standard” per garantire l’interoperabilità applicativa fra diversi sistemi informativi e fra diverse amministrazioni. La parola “standard” in questo caso non è citata inavvertitamente. Purtroppo in questo settore non esistono “standard” facilmente utilizzabili che non finiscano per favorire qualche fornitore particolare. In quest’ottica in questi ultimi mesi il le Amministrazioni centrali e locali, con il supporto tecnico del CNIPA, hanno predisposto e condiviso un insieme di “regole tecniche” da applicare, più note in alcuni casi come regole inerenti il Sistema Pubblico di Connettività. Il vantaggio di questa iniziativa è duplice: da un lato se una pubblica amministrazione realizza un servizio integrato, anche solo al suo interno, è possibile “copiare” ed “esportare” la soluzione presso le altre amministrazioni; dall’altro lato le applicazioni realizzate risultano essere interoperabili fin dall’inizio. Questo duplice vantaggio mette il sistema delle pubbliche amministrazioni in grado di fare di più e meglio. In ogni caso, però, sono le pubbliche amministrazioni, ognuna per suo conto, a “possedere” il software e consentirne il riuso.

Le licenze FLOSS, come lei cita, possono essere un metodo per facilitare questa operazione ma, ritengo, che sia ancora l’elemento culturale la questione più importante: le pubbliche amministrazioni devono considerare il processo di informatizzazione come un investimento per il “bene pubblico” e come tale condividerlo. Per far questo è necessario che la Pubblica Amministrazione diventi più attenta e più consapevole delle proprie esigenze e, di conseguenza, delle proprie commesse, sviluppando una visione strategica della gestione dei sistemi informativi.

Occorre perciò incrementare l'utilizzo del software open source e di standard aperti non solo per abbattere i costi delle licenze proprietarie, ma anche per rendere le amministrazioni più indipendenti dai fornitori e più autonome nella gestione del software e nel suo riuso.

Questo è esattamente l’auspicio da lei espresso nella sua lettera, che condivido pienamente. Questo tipo di “cultura” si sta diffondendo nelle pubbliche amministrazioni anche se spesso non con i tempi che potrebbe essere lecito aspettarsi. Tuttavia, molti segnali positivi esistono e alcune iniziative sono già in corso sia a livello di pubblica amministrazione centrale che fra le Regioni e i Comuni.

Inoltre l'adozione dell'open source da parte delle amministrazioni è a mio avviso una grande occasione per sostenere le piccole e medie imprese radicate sul territorio che lo realizzano.


A dimostrazione dell’impegno del Governo affinché vengano incentivate e venga data centralità a tutte le politiche di open source abbiamo istituito la Commissione "Open Source", composta tra i maggiori esperti italiani sul tema. Tale commissione lavorerà con il supporto operativo del Cnipa e del Dit. Tale iniziativa si pone in linea di continuità con l'inserimento dell'open source nell'attuale Legge Finanziaria e la recente realizzazione del portale www.osspa.cnipa.it (un ambiente di sviluppo cooperativo su web, dove le amministrazioni pubbliche possono condividere e riusare le soluzioni software open).

In particolare la Commissione dovrà definire le linee guida operative per le modalità di approvvigionamento di software open source da parte delle amministrazioni.
Credo pertanto che la strada intrapresa sia quella giusta e possa portare ad un significativo miglioramento nel processo di informatizzazione della pubblica amministrazione. Non credo che gli strumenti normativi siano l’arma vincente per spingere il sistema delle pubbliche amministrazioni al “dialogo” da tutti auspicato. Questo “dialogo” è in parte iniziato ed è compito di tutti consolidarlo, condividendo e diffondendo le soluzioni e i metodi migliori.

Roma 12 luglio 2007 Sen Beatrice Magnolfi

lunedì, luglio 09, 2007

Da Infocamere, Infocert: la tristezza aumenta

Infocert da qualche giorno prosegue l'opera di Infocamere per l'ambito firma digitale, smartcard, etc.

Sapranno cosa vendono? Boh, a giudicare dal loro sito no.

Per la sezione contatti : niente email, niente pec (internet non va di moda, la PEC non la usa nessuno, quindi perche' indicare un mezzo per un contatto digitale).


E' un po triste constatare come la gestione digitale di un'azienda, che dovrebbe passare da PEC e smartcard e' oramai definitivamente privata di significato e scopo:
da un lato la PEC e' l'invenzione piu' stupida degli ultimi 20 anni, e' assente in tutta o quasi la PA; formalmente sostituita dell'email in piu' cause legali dove l'email ha assunto valore legale a furor di giudici; e' un cavolata che ha perso ogni forma di senso anche a livello teorico, perche' nella pratica dopo due secondi dall'uscita era solo un prodotto insulso appestato da virus e spam (contraddizione stessa nei termini di un prodotto che doveva assicurare la certezza del mittente, tra le altre cose, mentre assicura solo un costo e nessun vantaggio).